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venerdì 6 novembre 2009

Ruiner - Hell Is Empty

Vi è mai capitato tra le mani un sampler di una qualche etichetta? io mi ostino a scaricarli tutti, anche se nel 99% dei casi la roba che c'è sopra fa cacare, e in più mi risulta difficile giudicare un gruppo mai sentito, basandomi su una sola canzone... Con il sampler bridge 9 però ho scoperto sti Ruiner, che sono proprio fichi. Fanno quell' hardcore nuovascuolaboston che piace tanto a me. E siccome i modern life is war si sono sciolti e pure gli have heart.. ecco, cominciavo a sentire la mancanza di un disco cosi.
Quindi se non l'avete capita: Hell Is Empty, non è un disco per tutti. Fanno quell'hardcore che sa di "genuino", dove il "tiro"vero e proprio, è dato dalle dinamiche, dai cambi di tempo e nella perfetta sintonia che c'è tra chitarre voce e sezione ritmica. Niente metal, niente accordature in bu minonre alla salyer, niente, per capirci, di quello che va per la maggiore adesso. A me sta roba sa comunque di calci in culo a tutti...

Pardon my apathy
And my articulation
With cheap childish phrases
But I hate the excuses
I give this nothing more
Then these two words
Fuck it
Don't Care

www.myspace.com/ruiner

giovedì 5 novembre 2009

Every time I die - New Junk Aesthetic

New Junk Aesthetic, ultimo gioiellino firmato Every time I die, è uno dei migliori album che mi sono passati tra le mani di recente; la linea è quella già conosciuta negli album precedenti (The big dirty e Gutter phenomenom) ma è bene spiegare a cosa oramai mi hanno reso dipendente gli Every time I die: stiamo parlando di un ottimo mix di un rock’n’roll e hardcore, hard rock con qualche spruzzatina di metal-core, atmosfere “southern” bastardizzate in chiave moderna…Buffalo Bill che prende a calci un amplificatore facendo headbanging, non so se ho reso l’idea…stiamo parlando di roba del genere.

Detto questo, New Junk Aesthetic si apre stavolta con una traccia, Roman Holiday, diversa dal resto dell’album: tempi rallentati, chitarre che sparano 4 accordi in croce ma che riescono a creare quell’atmosfera di attesa per le canzoni successive le quali arriveranno come veri e propri proiettili alle orecchie di chi ascolta. Infatti, in canzoni come The marvelous slut o Who invented the russian soldier, la voce graffiante e sempre in tensione non lascia un attimo di tregua e bene si incastra con una sezione ritmica, per nulla scontata, sempre in grado di rendere originali le melodie offerte dalle chitarre. Una delle migliori canzoni, assieme alla fantastica traccia conclusiva dell’album Goddamn kids these days (da ascoltare!) e la spettacolare canzone numero nove Host disorder, è Wanderlust: un perfetto incontro di potenza metallica associata ad un cantato rock’n’roll piuttosto sconsolato ma melodico, canzone sulla quale gli Every time I die ci hanno fatto anche un video. Dopo aver incassato ancora mazzate con For the record e White smoke si arriva a Turtles all the way down che arresta per un po’ il batticuore creato sino a questo punto, per regalarci atmosfere di rock più aperto e con un retrogusto piuttosto sinistro in stile horror da drive-in, degna di nota anche la furia di After one quarter of a revolution, e che rivoluzione sia a stò punto! Concludo: in un mare di roba che si assomiglia tutta gli Every time I die ci regalano sempre una boccata di originalità ben interpretata, forse quest’album non suona molto differente dal precedente ma suona dannatamente alla grande.

venerdì 16 ottobre 2009

Teenage Bottlerocket - They Came From the Shadows

Bon, dopo gli ottomila post di robaccia violenta, vi consiglio di ascoltarvi qualcosa di più orecchiabile, che senno mi mettete sotto la prossima nonnina che vi attraversa la strada.
I TBR per esempio... Fanno punk rock, di quello semplice, quattro accordi e tre voci a fare ritornelli, minimo. Sono il gruppo che chiamerei per un bel party. Quelli che alle prove tipo si guardano e dicono: "mmmh.. la rifarei più veloce questa". Ecco, e secondo me ci sanno fare: quasi tutte le canzoni entrano in testa al primo ascolto, con quei ritornelli da fischiettare mentre ti prepari la colazione o ti scoli una birra al party. Talmente fiqui che piacerebbero anche alla nonnina che volevi mettere sotto poco fa..

www.myspace.com/teenagebottlerocket

martedì 13 ottobre 2009

Raised Fist - Veil of Ignorance

Ma che cavolo avranno in Svezia? Un attitudine più portata alla musica? Creatività? I mezzi (money) e le strutture per partorire roba di qualità? Probabilmente un po’ di tutto questo…fattostà che anche sto album dei Raised Fist spacca a stecca.

La prima traccia di questo Veil of ignorance, Friends and Traitors, ha un giro potente e ritmato ed un ritornello il cui cantato, orecchiabile, parla della loro attitudine come band e invita la gente a guardarsi dagli stronzi che sono sempre dietro l’angolo, ne hanno fatto anche un video; passando dalla seconda canzone They can’t keep us down molto immediata e veloce si arriva a Wounds, canzone melodica, dove delle chitarre distorte appena appena accompagnano la voce in un incipit che forse, le prime volte, farà un po’ storgere il naso ma che poi diventa accettabile anche in vista di una chiusura di canzone piuttosto pesante. Afraid è sicuramente una delle mie canzoni preferite, ritmo hc in levare serratissimo fino a 1:20 per chiudere con quello che dal vivo credo sarà un macello sotto il palco, ascoltare per credere; sulla stessa linea, per via di aggressività, la stupenda Never Negotiate che, assieme alla riflessiva Words and phrases fanno capire che quello che stai ascoltando non viene dagli USA. Ed è proprio in episodi come quest’ultima (Words and phrases ) o nella calma di My last day che viene esaltata l’ottima prova della voce, la quale si sposta varie volte dal suo tono abituale accenando qualcosa di più melodico ma senza perderci in cattiveria. In chiusura Out, canzone strumentale nella quale non sfigurerebbe qualche cantato di Serj Tankian. Ancora una volta i Raised Fist, insomma, potenza e genuinità elevate al cubo ma anche, in questo Veil of Ignorance, qualche melodia e variazione dagli standard in più…non resta che aspettarli sotto un palco, magari quello di Mezzago il 24 Ottobre? Credo ci sarò, con tutto il mio entusiasmo.

domenica 11 ottobre 2009

Strung Out - Agents of the underground

Correva l’anno 2000 quando ho visto per la prima volta dal vivo gli Strung Out: a quel tempo era appena uscito The element of sonic defiance, l’album precedente era stato Twisted by design e il lavoro successivo sarebbe stato An american paradox…a pensarci mi vien la pelle d’oca, perchè credo che quelli siano i loro 3 album da avere.
In questo Agents of the underground c’è qualcosina di più rispetto ai due album precedenti (Exile in oblivion e Blackhawks over Los Angeles) nel senso che il sound mi sembra un po’ più solido e potente, il riffing di chitarra meno scontato e ci sono dei passaggi piuttosto accattivanti anche nella ritmica. Fra le tracce degne di nota includerei la traccia di apertura Black Crosses ( ma la prima canzone di ogni cd degli Strung out è sempre stata più o meno fica, percui non conta...),poi Agents of the underground caratterizzata da un attacco potente e una voce un po’ più incazzata rispetto al resto del cd, Jack Knife che ha dei passaggi molto buoni fra le varie parti e un intro metalleggiante così come i cambi di ritmo in Dead Spaces.
Le due grosse pecche di quest’album, ma anche dei lavori post 2002, sono la voce e la uniformità delle canzoni. La voce nel senso che Jason sembra avere esaurito le melodie: è troppo prevedibile, abbastanza piatta e qualche volta sminuisce alcune parti che invece sarebbero molto valide strumentalmente. L’altra pecca è l’uniformità delle canzoni: basta prendere, per esempio, un album come An American Paradox dove ci potevi trovare canzoni cattive (Razor sex) e canzoni più soft (Satellite, Alien Amplifier…), canzoni un po’ sperimentali (Unkoil) e canzoni più dirette e lineari (Lubrificating the revolution, Contender…) era vario insomma; qui invece suona tutto allo stesso modo, come se non ci fossero più distinzioni fra le caratteristiche delle varie canzoni e fosse un unico tappeto sonoro diviso in tracce.
Vabbè dai...forse è una piccola rinascita (con la "r" minuscola comunque) diciamo così, ma la nostalgia di tempi passati rimane tanta.

giovedì 24 settembre 2009

Poison the Well - The Tropic Rot

Dopo lo stop di qualche anno, dovuto più che altro ai cambi di formazione ed etichetta, tornano produttivi al 100% i PTW, arrivando al secondo album nell' arco di due anni scarsi.
"Versions" uscito nel 2007, era di per se una bomba, soprattutto per i suoni più ricercati e il songwriting più maturo; spostava il tiro dal metal-core/post-hardcore, verso un suono più rock e più elaborato."The Tropic Rot", conferma di fatto il cambio di marcia e porta alla luce appieno le capacità di questi nuovi PTW, lasciando indietro chi voleva il buon vecchio chugga chugga metalcore stra scontato (che ormai lo suona pure il figlio 12enne della milf che sta nell'appartamento accanto...). Resta comunque garantito quel sapore di violenza misto a disperazione, che caratterizza un po' tutti i loro dischi, dato dalle chitarre ancora più cupe e batteria profonda, a ricreare un muro che ti si schianta in fronte.
L'apertura del disco è affidata a "exist underground" pezzo lento con chitarre apertissime, e melodie spezzate di punto in bianco dall' incredibile voce di Jeffrey Moreira. Il disco continua con "sparks it will rain" che ha un piglio più rock se volgiamo, uno dei miei pezzi preferiti. Con "pamplemousse" e "when you loose i lose as well" provano a sperimentare con arrangiamenti un po' insoliti, voce pulita e aperture melodiche. "antartica inside me" è un pezzo strutturato per mettere l'ansia, i cambi di ritmo mi hanno fatto perdere lucidità. Altro pezzo degno di nota è "makeshift clay you" con un tu-pa-tu-pa che dal vivo farà la sua figura.
In sostanza, a mio parere un gran disco che merita di essere ascoltato per bene e studiato per capirne le più oscure sfumature, perché è il caso di dirlo, qui il primo boccone è duro a mandar giù..
Pare che suonino niente meno che al sabotage bar di Vicenza il 30 ottobre... mica male, dal momento che è a meno di un'ora da casa.

domenica 19 luglio 2009

The Chariot - Wars and rumors of wars




Ammetto che è stata dura arrivare a fine cd, che sia chiaro: amo i Dillinger escape plan, qualche volta ascolto i Psyopus, con i Meshuggah mi ci addormento alla sera e non parliamo dei capolavori dei primi Norma Jean, i The Chariot mi piacciono ed ho apprezzato tantissimo il precedente lavoro The Fiancee, ma questo Wars and rumors of wars è una vera e propria serie di martellate per l’apparato uditivo. Sia come sound che è distortissimo, noise, dissonante, per nulla sintetico anzi piuttosto grezzo e sporchissimo; sia come brani che sono imprevedibili, apparentemente incompleti, un accostamento di manciate di note e grida disperate compresse fra loro, in modo forzato, che genera una sensazione di isolamento e disagio incazzato. Basta sentire le urla nel brano di apertura Teach o il finale di brani come Evolve, canzone che sembra portata a termine allo stremo delle forze prima di collassare totalmente; inutile dire comunque, che in tutto l’album è sempre presente quel tappeto di feedback e interferenze infangate quasi a voler dare l’idea che il gruppo non si regge più in piedi. Sospiri, disperazione e tempi serratissimi sono presenti in molte canzoni come Never I che si conclude a 2:44 e dopo tre secondi ricomincia solamente con batteria e una voce che fischia in lontananza…pazzi. Qualche chitarra pulita si sente nel finale di Giveth; nell’inizio di Abandon, mentra una chitarra nemmeno tanto pulita e molto riverberata suona un riff piuttosto cupo e sinistro, un’altra chitarra si accorda, si avete capito bene, si accorda…pazzi. Poi se a qualcuno piace tagliarsi i timpani allora consiglio di andare ad ascoltare la traccia numero otto, Daggers, e ascoltare tutto il finale dove una batteria cadenzata, accompagnata da un battito di mani, guida all’autodistruzione una chitarra e il suo amplificatore. Fino a quanto si può “sporcare” una traccia di chitarra in studio di registrazione The Chariot ce lo spiegano nella penultima canzone, Oversea, che riassume in 45 secondi tutto quello che è stato detto fin’ora, pazzi. L’ultimo pezzo parte con tre accordi di un pianoforte blues e finisce nella distruzione più totale. Wars and rumors of wars non è un album, è un trip che parla di 4 musicisti in debito di ossigeno che scalano una montagna e combattono per non essere divorati dai propri strumenti musicali. Grandiosi cazzari o assoluti geni? Entrambi direi.

sabato 18 luglio 2009

Death is my only friend - Death by stereo


Death is my only friend, ultimo album di una delle mie band preferite, i Death by stereo.
Una delle loro caratteristiche è quella di essere poco "etichettabili" come gruppo(è anche per questo che mi son sempre piaciuti) anche se, è facile riconoscere, nella loro musica e in quest'ultima produzione, molte influenze di tipo metal/trash, altre punk/hardcore e altre più semplicemente rock.
Metto bene in chiaro una cosa: amo tutti gli album dei DBS ma il mio preferito è Into the valley of the death.
Detto questo, posso dire che quest'ultimo lavoro risulta in linea con il precedente per la vena melodica, anzi, qui è ancora più marcata, specialmente per quanto riguarda la voce di Efrem nei vari ritornelli: viene spesso accompagnata dagli onnipresenti "UOoooooh-Oooooo-oh" dei cori come in I sing for you o in We sing today for a better tomorrow e tendenzialmente tende ad essere meno urlata o distorta.
Forse qualche ritornello eccessivamente melodico (traccia numero 4 con assolo strappamutande, ad esempio...), qualche giro di chitarra volutamente molto orecchiabile c'è e questo sarà molto chiaro a tutti sin dal primo ascolto (magari qualche pezzo vorranno passarlo alla radio chennesò...) e a proposito di melodia, la traccia numero sette, è il rifacimento di Forever and a day con pianoforte, voce, archi (synth?) e cori come se non ci fosse un domani: lacrimuccia? Non so, io preferisco l'originale.
Ok, tanta melodia, tanti girettini un pò "catchy" però... ci sono anche brani che spaccano piuttosto di brutto: parlo, oltre che della buona traccia di apertura Opening Destruction, di The ballad of Sid Dynamite, delle ottime Bread for the dead (bella la cavalcata di batteria con assolo slayeriano), Wake the dead e (forse la mia preferita) la grintosissima Welcome to my party. La stessa We sing today for a better tomorrow, citata sopra, ha un bel riffing di chitarra tirato e trash che diviene una caratteristiche delle ultime 4 o 5 canzoni dell'album, infatti, piuttosto inaspettatamente visti certi episodi stramelodici come The last song o un pò piatti come I got your back, l'album si chiude con le canzoni più tirate: oltre alla già citata Welcome to my party, Fear of a brown planet e For all my friends sparano hc da tutte le parti anche un pò old-school in certi frangenti, la prima dura meno di due minuti mentre l'ultima traccia ha detto tutto in 59 secondi. In tutto l'album ci sono assoli come se piovesse, lo smanettamento dei chitarristi è sempre apprezzato e su questo i DBS non hanno mai deluso nessuno.
Che dire in conclusione? Buon album, più lineare e prevedibile nella composizione rispetto agli altri lavori (dimentichiamoci If looks could kill...), alcune tracce ti fanno alzare le corna in cielo, altre passano un pò indifferenti all'ascolto ma il marchio di fabbrica dei DBS, che devo ancora capire bene qual'è, c'è.

martedì 10 marzo 2009

Antares - Start Your Engine

Ho deciso di parlarvi un po' di band che conosco di persona, di gente con cui ho diviso palchi, birre e litri e litri di sudore e saliva. Cominciamo con gli Antares dall Emiglia Romagna.
Premessa: sono follemente innamorato di questi 3 stronzi. Detto ciò, il dischetto in questione è la cosa più adrenalinica che sento da anni. Velocità, tecnica e riff stronzissimi, una buona dose di sing alone e assoloni da pelle d'oca. Una miscela di punk, rock'n'roll e un pizzico di blues. Il risultato è uno speed rock che manda letteralmente ai matti. Consigliati la mattina come anti depressivo, o in macchina per sfidare gli autovelox. Degna di nota anche la copertina che fa il verso agli Stry Cats. Consigli caldamente di vederli live, poche band riescono a coinvolgere così un pubblico...

www.myspace.com/antarespeedrock

sabato 21 febbraio 2009

Lamb of God - Wrath

Un intro arpeggiato di chitarra apre il cd ( già questo è qualcosa di strano per i Lamb of God) che si trasforma pochi secondi dopo con chitarre distorte fino ad arrivare a In your words e poi tutte le altre canzoni...In tutto questo cd ho notato che la voce di Randy si cimenta in tecniche diverse di canto, più varia rispetto agli album precedenti dove era più o meno stabile sul suo growl profondo; qui invece ci sono anche tratti gridati e tratti cantati, come nel ritornello di Set to fail.
Le chitarre e la stessa composizione delle canzoni è più diretta e lineare, meno riff tecnici, meno controtempi, tutto più grezzo e diretto ed è questa la peculiarità dell'album ma, allo stesso tempo, è la cosa che forse non mi convince più di tanto: la foresta di riff intricati e di batteria in esecuzioni ragionatissime in questo album non riesco a vederla più di tanto e, chiedo, non era forse questa una delle peculiarità che caratterizzava questa band?
La cattiveria di sicuro non manca, basta ascoltare Contractor o Everything to nothing; non manca nemmeno qualche parte più melodica, si veda Grace (introdotta anch'essa da un bel pezzo di chiatarra pulitissima), poi Dead seeds ha un bel riffing ma richiama, almeno inizialmente, Redneck e mi verrebbe da dire che quella canzone, singolo dell'album precedente, un pò anticipava e racchiudeva in se molte delle caratteristiche di più brani presenti in questo ultimo Wrath.
Un finale con chitarra arpeggiata chiude l'album e a questo punto penso: "Mi sa che il pure american metal si è fatto una crociera sul Baltico ultimamente...".
Un buon album, potente, dritto ma anche molto meno "pensato" e rifinito per un gruppo peculiarmente tecnico come i Lamb of God; ascoltandolo di più magari in futuro mi prenderà maggiormente per ora mi sa di caffè decaffeinato.

mercoledì 28 gennaio 2009

Shorebirds It's Gonna Get Ugly

Eh si i Latterman si son sciolti, ma fortunatamente stanno formando altri migliaia di gruppi.. tra cui questi Shorebirds. La voce è quella di Matt, quella dei Latterman appunto, e poi c'è anche un ex Jawbreaker. Anche il genere non si discosta poi molto dai Latterman: pop/punk scanzonato, sing alone a pioggia e registrazione sporca e minimale. Il risultato è un buon disco, niente miracoli sia chiaro, ma almeno niente suona scontato e iper-pompato.. anzi l'impressione è quella di sentire un demo di una band di 15enni, che sanno si e no suonare, ma i pezzi.. beh spaccano, e non è tutto: dal terzo ascolto in poi mi sono trovato a cantare tutti i ritornelli, e fischiettare le melodie di chitarra. Decisamente uno dei migliori dischi del 2008..

per sentire qualcosa:
http://www.rumbletowne.com/

lunedì 19 gennaio 2009

La Dispute "Somewhere at the Bottom of the River Between Vega and Altair"

Lo ammetto.. ultimamente scrivo poco, non ho internet a casa e quindi mi devo un po' arrangiare. Per farmi perdonare vi consiglio sto disco che ultimamente mi fa impazzire: La Dispute "Somewhere at the Bottom of the River Between Vega and Altair". Post-Hardcore/Screamo bello incasinato con voce strascicata e disperata. Si va da pezzi più strutturati con chitarre che creano atmosfere malinconiche, fino a pezzi più tiratimanontroppo. Quello che colpisce è la freschezza e l'originalità, non suonano per niente scontati, e scusate se è poco. Uno dei miei 10 album preferiti del 2008.

www.myspace.com/ladispute

sabato 27 dicembre 2008

Il mio 2008


A simbolo della fatica, del sudore e dei sacrifici fatti nel 2008 metto la foto qui a fianco...; per quanto riguarda la musica invece, qui di seguito ci sono alcuni album usciti nel 2008 che ho ascoltato.

Non tutti li ho apprezzati, non tutti li ho ascoltati bene bene ma, facendo un sunto, questi sono gli artisti che hanno composto il mio 2008, in neretto i miei preferiti:



Bullet for my valentine "Scream, aim and fire".
Meshuggah "Obzen".
Pennywise "Reason to believe".
This is hell "Misfortunes".
Elio e le storie tese "Studentessi".
Good riddance "Remain in memory".
In Flames "A sense of purpose".
Testament "Formation of damnation".
Walls of jericho "The american dream".
Bury your dead "Bury your dead".
Protest the hero "Fortress".
H2O "Nothing to prove".
Norma jean "The antimother".
Slipknot "All hope is gone".
Metallica " Death magnetic".
Kataclysm "Prevail".
Dragonforce "Ultra beat-down".
The haunted "Versus".
Volbeat "Guitar gangsters and cadillac blood".
All that remain "Overcome".
Rumatera "Rumatera".
Trivium "Shogun".
To kill "When blood turns into stone".
Dagoba "Face the colossus".
Unearth "The march".
Bring me the horizon "Suicide season".
Lagwagon "I think my older brother used to listen to Lagwagon".
Joey Cape "Bridge".
Me first and the gimme gimmes " Have another ball".
Useless ID "The lost broken bones".
Darkane "Demonic art".

Altri album degli anni precedenti che ho consumato anche nel 2008:
The bled "Silent treatment", la discografia dei Bad Astronaut, la discografia dei Pink Floyd, The Chariot "Fiancee", Undeclinable "Sound city burning", As I lay dying "An ocean between us", Everytime I die "The big dirty", Darkest Hour "Deliver us", Comeback kid "Broadcasting", Beastie Boys "Ill comunication", A wilhelm scream "Career suicide", un pò di roba vecchia dei Metallica, un pò di roba dei Raised fist e Cindy Lauper "Greatest hits".

Direi che il quadro è abbastanza completo, auguro a tutti un buon 2009!!!

martedì 4 novembre 2008

Ascolti consigliati

Bene, bene.
Allora anch'io metto qualche album che consiglio, mi baso sugli ultimi ascolti che ho fatto e sulla roba che al momento ho sull' iPod:


Unearth "The march"


To Kill "When blood turns into stone"




Trivium "Shogun"


Kataklysm "Prevail"




A wilhelm scream "Career Suicide"


Bedlight for blue eyes "The dawn"

lunedì 3 novembre 2008

consigliamelo

Sabato al concerto dei modemplua, c'è stato modo di rivedere le brutte facce che hanno messo in piedi questo blog. Beh.. del blog non si è minimamente parlato. Si è parlato invece di dischi, e sono saltati fuori i soliti consigli che riporto di seguito:
underoath - lost in the sound of separation
the mars volta - the bedlam in goliath
bring me the horizon - suicide season
russian circles - station

e poi siamo finiti sul discorso down/phil anselmo, io non avevo mai approfondito tutti i bei discorsi post pantera, ma visto che ho dato una possibilità agli hellyeah ed i superjoint rituals, mi sono informato e il buon brit, da fan del suddetto gruppo, mi ha consigliato il primo disco:
down - nola

ecco.. vedi cosa ti perdi a non venire a vedere i modemplua!?!

sabato 20 settembre 2008

The haunted - Versus

Si potrebbe dire che quest'ultimo lavoro dei The Haunted, Versus, possa essere una sintesi tra il disco di ritorno di Peter Dolving, rEVOLVEr, e The Dead Eye, ma non sono ancora sicuro che come definizione sia giusta.
Sono di parte si sa, ma questo disco contiene canzoni che non sfigurerebbero affatto in qualche vecchio lavoro più "tirato" come per esempio little cage, il singolo che apre il cd moronic colossus, soprattutto l'incazzatissima crusher (...two, three, four e via al pogo!) e la penultima traccia faultline che dopo l'1:55 ci delizia con uno stacco di stampo vagamente Slayerano (si può dire?) per poi riprendere l'intro cadenzato e chiudere con la strofa, insomma...la fantasia nello strutturare le canzoni non manca, come risaputo.
Altre canzoni invece hanno tempi più dilatati vedi ceremony ma soprattutto rivers run e la successiva iron mask, nelle quali non prevale l'aggressività ma è ben apprezzabile un lavoro molto curato sulle linee melodiche e le armonizzazioni delle chitarre e forse è per questo che ricordano qualche sonorità di the dead eye.
Fra i pezzi che personalmente preferisco consiglio trenches che è la traccia numero 4 : un misto di malinconia e rabbia espressa attraverso un riff di chitarre abbastanza semplice e orecchiabile, una strofa potente e una conclusione "corale" come una sorta di sfogo a chiudere la canzone, molto sentita.
Per quanto riguarda Dolving ho capito che con la voce può fare quel cavolo che gli pare: in questo cd passa dal growl, allo scream, al pulito fino alle parti sussurrate/parlate (che abbondano a dir la verità) il tutto a prova di una flessibilità vocale da paura della quale ci aveva già fatto capire qualcosa con il precedente album; in bilico fra l'incazzoso e lo schizzato, la voce di Peter non poteva essere migliore.
Che la band ormai abbia preso una via in direzione della melodia lo si era già capito probabilmente da prima di revolver, per questo a qualche amante delle sonorità di un tempo più dirette e più "grezze" questo album non piacerà, ma il riffing fatto dai Bjorler brothers & Co. , pur essendo rimasto nelle orecchie dei fan degli At the gates, rimane sempre riconoscibile e ancor più personalizzato.
Un album che va ascoltato varie volte per apprezzarlo bene.

...ahn, mi ero dimenticato di dire che la maggior parte di Versus è stato registrato in presa diretta... fate voi!

venerdì 19 settembre 2008

un paio di buone notizie

fanno sempre bene
pare che i get up kids torneranno a suonare.. non si sa dove e quando.. ma almeno ci si può sperare:
http://www.absolutepunk.net/showthread.php?t=531771

e poi uscirà un live die Between the Buried and Me:
http://absolutepunk.net/gallery/showimage.php?i=126891&c=7

non male dai..

mercoledì 17 settembre 2008

quest' anno a novembre fa caldo.

The Bronx
The Bronx III
November 11, 2008
White Drugs

The (International) Noise Conspiracy
Cross of My Calling
November 25, 2008
American/Vagrant


segnare sul calendario.

martedì 16 settembre 2008

Norma Jean - The Anti-Mother

Ok, l'ho ascoltato per bene e devo ammettere che, se in un primo momento ero rimasto un po' deluso, col passare degli ascolti mi sono ricreduto; alla fine sto dischetto non è niente male. Però.. però ci si aspettava di più, o almeno, pensavo che con tutti ste collaborazioni(PageHamilton degli Helmet e Chino Moreno dei Deftones) sotto ci fosse qualcosa di grosso. E invece è uscita una cosa molto/troppo simile a "Redeemer". Quindi niente di nuovo, tempi spesso dilatati che si aggrovigliano verso uno pseudo-math, ma senza mai esagerare. C'è tanta melodia in più, sia nella voce, sia nelle chitarre, che spesso mettono gi ù riff di impatto "facili da ascoltare". Non si prendono rischi, se non per aggiungere appunto qualche noto personaggio alla voce o poco più. C'è da dire che qui i talenti in prestito si sentono, le canzoni suonano più curate e in qualche caso si perde addirittura il suono che caratterizza i normajean. Tolto quel pugno di song però rimane poco di originale, e mi suonano troppo leggerini. Potevano (anzi dovevano) fare di più, perché anche se gli anni passano(e le formazioni cambiano), "Bless the Martyr and Kiss the Child" è ancora lì, a testimonianza delle capacita che avevano/dovrebbero avere. Quello si, era un discodellamadonna.


martedì 2 settembre 2008

Protest the Hero - Fortress


Fortress si intitola questo album dei Protest the Hero ed è sicuramente uno dei migliori ascolti che ho fatto in questo 2008, nonostante io abbia acquistato anche Abuse yourself dei Mode D'Emploi.
Descriverli non è particolarmente difficile secondo me: un pizzico di The fall of troy per qualche vaga melodia della voce quando canta pulito, spruzzatine di metalcore (di quello giusto) quà e la ma non troppo, forti dosi di The human abstract per le chitarre e per qualche stacchetto un pò "prog", il tutto mischiato con post-hardcore (termine che non ho mai capito esattamente cosa voglia dire ma che mi piace usare molto) e una bozza di math-core da berci addietro.
Per fortuna che era facile descriverli.
Questi tizi, hanno diviso il palco con gruppi molto differenti tra loro, dai Death By Stereo ai Dragonforce, passando da Korn, Nofx, Avenged Sevenfold e God Forbid... praticamente mancano solo i Broken Dolls poi hanno passato tutti i generi musicali.
Non sto a descrivere l'album canzone per canzone, dico solo che se vi piace la roba molto tecnica, tipo alla Between the buried and me mischiata a ad una voce molto varia e ad un tiro da paura, questo cd fa per voi, se ascolate gli Zero Assoluto invece no... e comunque post-hardcore, sempre.